Le fiabe di Esedro



L’ape e lo sfigato (E apéias kai o unphorthunatòs)
Un certo Anistippe se ne andava per il Pireo bestemmiando Zeus, quando un’ape gli si fermò davanti. «Perché imprechi e dici male parole verso il signore degli dei?» domandò l’ape. «Perché ieri sera, tornando a casa, inciampai e ruppi l’anfora contenente il vino che mi aveva regalato mio nipote, Clemarco di Sparta», rispose Anistippe. «Capisco» disse l’ape. E se ne andò.
Il mito dimostra come chi impreca abbia spesso motivo di farlo

La talpa e il barbiere (E Tylphèina kai o Koppolèiete)
Un certo barbiere, di nome Leucippo, stava tagliando la barba a un sacerdote di Apollo, quando un po’ di acqua bollente cadde sugli occhi di una talpa che era entrata per caso nella sua bottega. Subito il barbiere gettò dell’acqua fresca sul muso della talpa che disse: «perché lo fai? Tanto sono già cieca, non c’è stato danno. Anzi, colpa mia… in effetti che cazzo entro in una bottega di un barbiere a fare?». Il sacerdote di Apollo, commosso da tanta saggezza, chiese al barbiere di tagliargli soltanto metà barba. E si rifiutò di spiegare il motivo di questa scelta nonostante le domande del barbiere sempre più stupito dall’evolversi della situazione.
La favola dimostra come anche i barbieri ogni tanto compiano azioni inutili.

Il fico e il grillo (O bradpythos kai o bèppos)
Un giorno un fico vide un grillo arrampicarsi sul suo tronco. «Che fai?» gli disse «non sai che più sali più rischi di essere beccato dall’aquila Megastenaiata che sorvola questi luoghi?». «Me ne fotto» rispose il grillo, «tanto la mia vita è già una merda, che venga pure l’aquila ad inghiottirmi!».
La fiaba racconta che non sempre chi sale lo fa per ambizione.

Il vecchio e il furetto (O ghéraios kai o pyrletton)
Un giorno un vecchio analfabeta si sedette a riposare all´ombra di un faggio. Estrasse dalla bisaccia una pergamena e si mise a scrutarla con impegno. Quand´ecco che sopraggiunse un lesto furetto, che si fermò ad osservare il vecchio con fare dubbioso: "Come mai - disse il furetto - tu che non conosci l´alfabeto, ti siedi qui all´ombra del faggio e leggi la pergamena?". "Perchè io - rispose il vecchio stizzito - posso egualmente comprendere ciò che vi è scritto". "Ma tutto ciò è assurdo" sentenziò il furetto. "Invece - replicò il canuto - ha senso che tu, che dovresti stare nelle fogne a rantolare tra il vomito e la merda, vieni qua a rompermi il cazzo con le tue domande dementi?"
La storia ci insegna che i vecchi, per quanto possano spesso apparire come dei rottami inutili, talvolta non parlano alla cazzo.