giovedì 21 luglio 2011

La zitella Cartagalla

La zitella Cartagalla
tutto il giorno sta in panciolle
la sua vita è un po’ una palla
la sua casa è sopra un colle.

Fin da quando era bambina,
la zitella maledetta,
era sempre una rovina
per la gente a lei più stretta.

Le compagne della classe
ne parlavan con orrore
però piano, a teste basse,
sennò andava dalle suore

a contare che Claretta
era uscita con l’Ernesto:
«e lo sa, cara suoretta?
Non han fatto tanto presto…».

O a parlar di Berenice
o di Claudia, Paola e Rosa:
per ognun la traditrice
raccontava qualche cosa.

In famiglia era lo stesso:
impazzire fe’ il fratello,
la cugina, il gatto e il messo  
alla guardia del cancello.

E non veri e propri “torti”
le potevan redarguire
i suoi genitori smorti.
Il concetto è da capire:

perché quasi sempre il “giusto”
la zitella rinfacciava,
ma era il modo che un disgusto
dentro agli altri suscitava.

Nel veder l’errore altrui
Cartagalla avea un sussulto,
un trionfo per il cui,
il suo spirito in tumulto,

esultava con orgoglio
recitando dentro sé
“Di più valgo! Sono meglio!”
con orgasmo quasi osé.

Ma la vita che è bastarda
più della zitella odiosa,
tramutata l’ha in vegliarda
sola, triste e rancorosa.

Isolata nel villone
Cartagalla i giorni scorre
vede persa ogni occasione
per uscir dalla sua torre

costruita sopra un sacco
di rituali, leggi e norme
che alla fine le han dato scacco,
per le quali or sola dorme.

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