giovedì 21 luglio 2011

La zitella Cartagalla

La zitella Cartagalla
tutto il giorno sta in panciolle
la sua vita è un po’ una palla
la sua casa è sopra un colle.

Fin da quando era bambina,
la zitella maledetta,
era sempre una rovina
per la gente a lei più stretta.

Le compagne della classe
ne parlavan con orrore
però piano, a teste basse,
sennò andava dalle suore

a contare che Claretta
era uscita con l’Ernesto:
«e lo sa, cara suoretta?
Non han fatto tanto presto…».

O a parlar di Berenice
o di Claudia, Paola e Rosa:
per ognun la traditrice
raccontava qualche cosa.

In famiglia era lo stesso:
impazzire fe’ il fratello,
la cugina, il gatto e il messo  
alla guardia del cancello.

E non veri e propri “torti”
le potevan redarguire
i suoi genitori smorti.
Il concetto è da capire:

perché quasi sempre il “giusto”
la zitella rinfacciava,
ma era il modo che un disgusto
dentro agli altri suscitava.

Nel veder l’errore altrui
Cartagalla avea un sussulto,
un trionfo per il cui,
il suo spirito in tumulto,

esultava con orgoglio
recitando dentro sé
“Di più valgo! Sono meglio!”
con orgasmo quasi osé.

Ma la vita che è bastarda
più della zitella odiosa,
tramutata l’ha in vegliarda
sola, triste e rancorosa.

Isolata nel villone
Cartagalla i giorni scorre
vede persa ogni occasione
per uscir dalla sua torre

costruita sopra un sacco
di rituali, leggi e norme
che alla fine le han dato scacco,
per le quali or sola dorme.

mercoledì 13 luglio 2011

Mi sembra giusto fermare la M4

Tanto a che cosa volete che possa servire una linea metropolitana in più? Si tratta soltanto di un'area che è la terza più estesa in Europa in termini di urbanizzazione, con oltre 7 milioni di abitanti... Ma ci sono dei tram così belli e colorati una volta che arrancando si raggiunge il centro... il solo vederli ti fa dimenticare le peripezie trascorse per riuscire a superare tangenziale e circonvallazioni. E poi abbiamo già la metropolitana 5, che ce ne facciamo della 4? Occorre guardare al futuro, puntiamo direttamente alla 11, saltando quelle intermedie!

mercoledì 6 luglio 2011

La storia di Besciamello

Corre corre, Besciamello,
tiene in mano un lungo ombrello
che ha rubato in pizzeria.
Oh che brutta fesseria!

Pagherà il suo gran peccato,
Besciamello, il ladro scemo,
Carlo infatti s'è incazzato
e lo segue con un remo.

"Brutta merda, è mio l'oggetto!"
grida Carlo indemoniato
e al balordo per dispetto
lancia un sasso acuminato.

Besciamello cade a terra
mezzo morto e mezzo vivo,
lo raggiunge Carlo e guerra
fa a quell'essere tardivo.

Calci in culo, sputi in faccia,
rutti in bocca e schiaffi in pancia
poi gli spezza le due braccia,
lo trapassa con la lancia.

Alla fine Besciamello
sembra giunto in fin di vita
e guardandosi l'uccello
dice: "Quanta piscia è uscita!"

La paura del cretino
s'è mutata in fifa nera
e bagnatosi il bacino
ha cambiato pure cera.

Smunto, pallido e morente
Besciamello lascia il mondo.
Ma anche Carlo, quel fetente
sconta un fato inverecondo.

Giunti infatti sei gendarmi
se lo portano in galera
per poi fottersi i risparmi
della sua esistenza intera

alla bisca clandestina
dove regna Zio Buscetta
e giocando a teresina
fra un caffé e una sigaretta

là di Carlo il tesoretto
fanno fuori senza soste
cosicché quel poveretto
mangerà per sempre croste.

venerdì 1 luglio 2011

Eu esperei

Eu esperei
mas o dia não se fez melhor
e o sujo não se quis limpar,
inventou mais flores em meu redor
como se eu não fosse olhar!
Enfeitou as ruas para cobrir
terra seca de não semear
deram-me água turva a beber
dizem cura e força e solução
como se eu não fosse olhar!

Eu esperei
mas o fumo não saiu da estrada

Arde o sonho em troca de nada
Dizem festa, mas é solidão
como se eu não fosse olhar!
A mentira não se fez verdade
e a justiça não se fez mulher
A revolta não se fez vontade
Braços novos sem educação
sangue velho chora de saudade!

Eu esperei
dizem luta mas não há destino
dão-me luzes mas não é caminho
dizem corre mas não é batalha
como quem não quer mudar!


Esta corda não nos sai das mãos
esta lama não nos sai do chão
esta venda não deixa alcançar.
cantam “armas” mas não é amor
mão no peito mas não é amar
cavaleiro mas sem lealdade
fato justo mas já sem moral
braços sujos que se vão esconder
braços fracos não são de lutar
braços baixos não se querem ver
como se eu não fosse olhar!

Eu esperei
pelo tempo transparente em nós
pelo fruto puro de escolher
pela força feita de alegria
mas o povo dorme na ilusão!
e a tristeza é forma de sinal
Liberdade pode ser prisão...
Meu Deus, livra-nos do mal
e acorda Portugal...

L'erba del vicino è sempre più vicina

Africa, 4 settembre 2011.
Se fossi in Africa intesterei una lettera solamente con queste parole. Non specificherei in quale città o in quale regione e nemmeno in quale nazione dell'Africa mi trovi. Scriverei solo e semplicemente: "Africa, 4 settembre 2011". Ovviamente scriverei "Africa, 4 settembre 2011" soltanto se fosse in effetti il "4 settembre 2011". Se invece fosse che ne so, il 5, allora penso che scriverei una cosa del tipo: "Africa, 5 settembre 2011". Sì, credo proprio che farei così.
Per non parlare del mese. Se ad esempio mi trovassi in Africa a giugno, allora il discorso sarebbe tutt'altro. Grazie al cielo oggi è il primo di luglio, e quindi mi si pongono innanzi meno alternative foriere di dubbi.
Ma adesso sono certo che se mi trovassi in Africa e per caso dovessi scrivere una lettera, la intesterei così: Africa, 1 luglio 2011. Comunque volevo che fosse chiaro che in questo preciso momento non mi trovo in Africa.
Salumi a tutti